Ad apertura di libro. Note sul volumen e la paleografia di P.Tebt. 269

Margherita Centenari, Luca Iori

Abstract


La perdita e la precaria conservazione dei rotoli di papiro antichi rende difficile per gli studiosi moderni ricostruirne formati e funzioni originarie. L'analisi paleografica di P.Tebt. 269 (frammento adespoto di un'opera letteraria in prosa, proveniente dal contesto residenziale di Tebtynis) ha permesso di arricchire di un nuovo testimone la serie degli esemplari fino ad ora noti di una particolare prassi editoriale prevalentemente attestata in età romana, quella dell'agraphon iniziale dei rotoli letterari. Partendo dal frammento di Tebtynis, questo articolo propone una lettura parallela, condotta su base paleografica, di P.Tebt. 269 e di P.Ryl. 514 (frammento adespoto di un'opera in prosa e di provenienza sconosciuta), mai accostati prima ma confrontabili sulla base di coincidenze paleografiche e di alcune consonanze di contenuto, esaminando la possibilità che siano stati scritti dallo stesso scriba o che provengano dallo stesso rotolo.

This contribution is arranged in two sections: firstly, we argue about the large blank on the left edge of P.Tebt. 269 – a fragment of an unknown prose work dated to the 2nd century AD. This looks like the blank space that normally precedes the first column of writing (the agraphon). Rolls with literary works often had an agraphon at their beginning. Therefore the papyrus should be considered as a new record for this book technique which was employed especially during the Roman age. Secondly, we compare P.Tebt. 269 to P.Ryl. 514, which is part of a 2nd century AD prose work of unknown provenance and author. Even if the two papyrus fragments have not been yet considered together, their handwriting and content show close similarity and can then be placed together. The possibilities are that they have been written by the same scribe or that the fragments belong to the same roll.


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