Forme e contenitori di incenso nei papiri

Isabella Bonati

Abstract


Alcune evidenze papiracee permettono di definire la forma dell’incenso (libanos) e il modo in cui esso veniva scambiato nella quotidiana dimensione dei commerci nella chora egiziana. Tre termini, in particolare, si sono rivelati significativi: bolos ("zolletta"), leggibile in un ostrakon edito da L. Criscuolo, ZPE 173 (2010) 204-7; plasma ("tavoletta") in P.Oxy. XVII 2144, 29; kollyrion ("panetto") in P.Coll.Youtie II 86,7 (= P.Mich. inv. 1812,7). Queste testimonianze forniscono la concreta conferma della distribuzione commerciale del libanos in "grani" nel mondo antico. Un dato rilevante è offerto dall'inventario di P.Oxy. VI 978, del III secolo, nel quale ricorre il composto libanotheke, letteralmente "scatola", "teca per l’incenso". Il vocabolo, che non pare avere altre attestazioni né letterarie né papiracee, sembrerebbe un hapax se non fosse che nel IX secolo ricompare negli Hermeneumata montepessulana (CGL III 302,13 Goetz), glossato come arca turaria, che sembrerebbe indicare la navicula, il contenitore che accoglie la scorta di incenso destinato, nei rituali liturgici, a bruciare dentro il turibolo. Il destino di questo vocabolo greco, che compare isolato in un papiro del III secolo, per poi riaffiorare in un glossario posteriore di sei secoli, non può che confermare la ricchezza della documentazione linguistica offerta dai papiri e la vastità del materiale perduto nella trasmissione dei testi antichi.

Papyrological evidence provides original information on the ancient incense trade. Three Greek words associated with frankincense market in the Egyptian chora point to its granular consistence: bolos, "lump"; plasma, "cake of incense"; and kollyrion, "pellet", "little cake". According to P.Cair.Zen. I 59069,13-4 frankincense granules were stored in sealed pouches. Furthermore P.Oxy. VI 978,3, an inventory of the III century AD, attests the rare compound libanotheke, literally "incense-box". This word occurs elsewhere only in the Hermeneumata montepessulana (IX century) where libanotheke is explained as "arca turaria" (CGL III 302,13 Goetz). Therefore a libanotheke may have been similar to the navicula ("incense boat") employed in Christian ceremonies.


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